Coronavirus …e noi…

Mi rivolgo a tutti coloro che ci hanno scritto, nella speranza di ottenere informazioni chiare e dettagliate relative al coronavirus. Fino ad oggi abbiamo risposto privatamente a tutti, per cercare più che altro di dare conforto a chi preso dall’ansia, lamentava attacchi di panico, terrore allo stato puro riguardo a qualcosa apparentemente inspiegabile che ha rivoluzionato la nostra vita.

Non abbiamo volutamente scritto post relativi al modo di combattere il virus, speculando su di voi e sulle vostre paure, semplicemente perchè come tutti ci ritroviamo ad affrontare qualcosa che mai avremmo immaginato potesse verificarsi. Non ci siamo uniti ai cori di chi ne ha sottovalutato la pericolosità, facendolo diventare “poco più di un’influenza” evitando volutamente di accettare l’inaccettabile, ma facendo perdere tanto tanto tempo prezioso.

Era chiaro che non fosse così, bastava osservare tutto quello che accadeva in Cina…bastava ascoltare l’appello del medico che ha lanciato l’allarme, morto dopo qualche giorno perchè contagiato.

Era sufficiente pensare alla diffusione di un banale raffreddore, alla facilità di trasmissione, ai tempi di incubazione…ma il raffreddore non fa così male! “Anche l’influenza, la stupida banale influenza miete delle vittime” questo dicevano “ma muoiono solo gli anziani”…si ma noi gli anziani li vacciniamo perchè non muoiano e per il coronavirus non esiste il vaccino!

Ci siamo tutti cullati nell’illusione che certe cose succedano solo agli altri e non avremmo mai pensato che potesse arrivare fino a noi. E anche quando è arrivato abbiamo voluto credere che non fosse vero, abbiamo gridato al complotto e alla strumentalizzazione e chi come noi, che percepivamo il virus come un nemico che avanzava, perfettamente consapevoli del numero di contagiati che aumentava in modo esponenziale, non potevamo far altro che tacere.

Niente altro abbiamo potuto fare se non fare un appello al buon senso e alla prudenza di chi ci ha contattati via mail, invitando ad adottare una serie di comportamenti che dovrebbero far parte della nostra quotidianità anche in condizioni normali, come lavarsi accuratamente le mani, evitare di toccarsi naso, occhi e bocca, evitare i luoghi affollati e anche nei negozi mantenere una certa distanza dagli altri…

Purtroppo è proprio quest’ultima regola che non è stata rispettata quando sarebbe stata indispensabile per evitare il propagarsi dell’epidemia.

Ricordate che probabilmente nessuno si è infettato perchè non ha usato l’amuchina per lavarsi le mani! E’ bastato un respiro, un colpo di tosse di una persona in coda alla cassa del supermercato che senza saperlo in quanto asintomatica, ha contagiato qualcuno accanto a sè, che a sua volta ha contagiato qualcun altro….

A dispetto di questo, mentre tutti erano convinti che si trattasse di una banale influenza, c’era gente che si accalcava nei locali, nelle piazze, gomito a gomito, respiro su respiro. Chi come me entrando in un negozio si è trovata a chiedere a qualcuno di stare un po’ distante, giusto per una forma di rispetto, si è sentito rispondere in malo modo, proprio perchè NESSUNO ha compreso per tempo che

SIAMO TUTTI POTENZIALI PORTATORI DI CORONAVIRUS

Lo scenario che si profila, nonostante la chiusura tardiva delle città, è devastante e non credo che tra quindici giorni avremo meno contagiati.

Purtroppo se l’incubazione è di due settimane, la nostra quarantena forzata servirà a chi nelle settimane precedenti non ha avuto alcun contatto con la gente, ma non risparmierà chi fino all’altro ieri ha condotto una vita sociale normale, ha preso un caffè con gli amici o è stato in coda allo sportello della posta.

Questo è il risultato che abbiamo ottenuto grazie a tutti coloro che hanno vissuto negando fatti che avrebbero dovuto essere evidenti anche ad un bambino.

Non so se l’utilizzo della mascherina avrebbe potuto evitare che i portatori sani contagiassero mezzo mondo, noi presumiamo di si, probabilmente si poteva almeno ritardare la diffusione del coronavirus.

Ora è il momento di riflettere, senza pensare a quello che è stato, a quello che si poteva fare e quello che non si doveva fare. Oggi dobbiamo fermarci e al tempo stesso essere all’erta. Tenetevi stretta la paura che vi proteggerà da voi stessi spingendovi alla prudenza,  ma non lasciate che si trasformi in angoscia e terrore che uccidono più di qualsiasi altra cosa.

Chi può permetterselo resti in casa, ma non dimentichi di mandare un pensiero a tutti coloro che stanno mettendo a repentaglio le loro vite per tutelare il nostro bene. Non parlo solo dei medici e degli operatori sanitari che stanno pagando sulla loro pelle per la nostra presunzione e per la nostra imprudenza, parlo anche di tutti coloro che sono costretti a tenere aperte le loro attività per farci acquistare qualcosa da mangiare. Parlo dei ragazzi che portano la spesa a domicilio a chi non ha la possibilità di muoversi, parlo degli addetti alla nostra sicurezza che mai come ora sono indispensabili per quello che verrà.

Parlo per coloro che lavorano nei negozi di generi non di prima necessità, costretti a stare aperti per una scellerata quanto inutile scelta dei nostri governanti.

Vi invito anche a pensare a chi vive alla giornata, per i quali la chiusura di una piccola attività per quindici giorni significa non sapere come andare avanti.

Ora sta a noi decidere se sentirci delle vittime, prigioniere in casa o prendere al volo opportunità di mettere in pratica tutto quello che abbiamo imparato sulla consapevolezza del sè, sulla necessità di guardarsi dentro e porsi delle domande.

Mai come ora abbiamo la possibilità di leggerci dentro, scoprire quella parte di noi stessi che resta oscura a volte per tutta la vita, quella parte di noi che si manifesta nei momenti più gravi e difficili.

Potremmo decidere di lasciarci andare all’accettazione di qualcosa che è più grande di noi e, dopo aver messo in atto tutte le misure necessarie e aver fatto il possibile per proteggerci e proteggere i nostri cari, cerchiamoci un angolino tranquillo per ritrovare pace, a dispetto di quello che ci circonda.

Quell’angolino lo possiamo trovare ovunque, perchè è lì nascosto in fondo al nostro cuore.

Cerchiamolo con il respiro

Scendiamo in profondità, concentriamo la nostra attenzione sul battito del cuore, probabilmente è accelerato, osserviamolo per un po’ e piano piano spostiamo l’attenzione  sul respiro.

Focalizziamoci sul respiro, sentiamo l’aria che passa attraverso le narici e va giù fino ai polmoni li espande, per poi arrivare fino all’addome, che si dilata leggermente e dolcemente, per poi compiere il processo inverso, espiriamo cercando di farlo dolcemente, senza forzare, senza fretta.

Inspiriamo ed espiriamo, non esiste altro, noi e il nostro respiro.

Continuate a respirare, tranquillamente e dolcemente, non preoccupatevi del tempo, del numero dei respiri da compiere, sarà il corpo a segnalarvi che qualcosa è cambiato

L’ansia si placa, il battito del cuore rallenta e piano piano tutto perde importanza.

Lasciamo che i pensieri scorrano osserviamoli con distacco e lasciamoli andare.

Inspiriamo ed espiriamo, il respiro diventa più lungo e più profondo spontaneamente, man mano che la sensazione di pace ci avvolge in un abbraccio.

Forse avremo voglia di sbadigliare, facciamolo, siamo sereni, in pace

Godiamoci una sensazione di assenza di pensieri che può durare un secondo, un minuto o tanto di più, ma quel che basta a mostrarci la strada per avere quello che tutti vorremmo: pace, durante la fiduciosa attesa del giorno in cui tutto questo sarà ricordato come “un brutto momento”

Spero che i ricercatori riescano presto a trovare una cura, prima ancora di un vaccino e se non proprio una cura, qualcosa che agisca sulla capacità polmonare che risulta compromessa nella fase acuta della malattia, tenendola sotto controllo senza la necessità della rianimazione. Questo salverebbe molte vite…

 

 

 

 

 

 

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