I Cinque Riti Tibetani….perchè sono così potenti?

Nel post precedente “I Cinque riti Tibetani” ci siamo fermati alle modalità di esecuzione,dal punto di vista fisico, senza pensare al motivo per cui funzionano condizionando positivamente la vita, la salute e la bellezza di chi li pratica quotidianamente.

In questi ultimi mesi, noi di Chackrarmonia abbiamo cercato di andare a fondo della questione, perchè il nostro intento è sempre la ricerca e il miglioramento costante della qualità della vita di ognuno di noi.

Abbiamo creato una routine per un piccolo gruppo di 16 persone, di età compresa tra i 19 e gli 86 anni, 8 donne e otto uomini, naturalmente in condizioni fisiche differenti l’una dall’altra, che si sono prestati molto volentieri a praticare i riti ogni giorno.

Ognuno di loro ha praticato secondo le sue possibilità, aumentando il numero delle ripetizioni in maniera progressiva.

Non tutti sono ancora arrivati alle 21 ripetizioni dei riti, ma non è importante.

Una cosa fondamentale nei cinque Tibetani è non andare mai oltre quello che ci si sente di fare e uno dei segreti della loro efficacia è proprio questo: abituare la mente all’ascolto del corpo e alla consapevolezza.

I risultati come ci aspettavamo sono stati straordinari rapportati all’età e alla condizione fisica di ciascuno di loro.

Marco il nostro amico di 86 anni, che inizialmente aveva difficoltà a sedersi sul pavimento e a rialzarsi, adesso lo trova “un gioco da ragazzi” e ha constatato di sentirsi più stabile sulle gambe e di non aver più paura di cadere.

Un’eccezione…

Tutti hanno avuto risultati ottimi, ma Carlo, un giovane in buona forma fisica di 27 anni per raggiungerli ha dovuto penare…

Carlo all’inizio della pratica si è profondamente scoraggiato fin dal primo giorno e fin dalla prova del primo rito.

Ci siamo chiesti perchè e come sempre la risposta è arrivata.

Carlo ha una buona forma fisica, ma ci riferisce che da un po’ di tempo ha cominciato a guardare con diffidenza il suo addome che a suo parere dà segni di cedimento…

Effettivamente Carlo è alto, magro e muscoloso, sembrerebbe uno sportivo se…non avesse la pancia.

Un addome gonfio e duro che non c’entra niente con la sua figura.

Per lui è diventata una vera e propria fissazione, che lo ha spinto ad una dieta tanto rigida quanto inutile, che lo ha portato ad un dimagrimento eccessivo di gambe, braccia, viso, alla perdita di massa muscolare…ma la sua pancetta è rimasta lì a testimoniare quanto possa essere inutile e spesso dannoso privarsi del cibo in modo drastico e sconsiderato.

Si è prestato volentieri al test sui cinque riti tibetani, ma due giorni dopo aver cominciato la sua pratica ci ha detto una frase che rende l’idea di quanto ormai “la sua Pancia” fosse entrata nella sua mente e fosse radicata in lui.

Le osservazioni di Carlo

“Qualunque movimento io faccia, non uso le gambe, non uso le braccia, è la pancia che fa tutto è sempre in mezzo tra me e la voglia di vivere.”

“Nel secondo rito, quando sollevo le gambe, ho la sensazione che la pancia cresca a dismisura e visualizzo in continuazione le mie gambe scheletriche con sopra una pancia che sembra una mongolfiera.”

 

“Nel terzo rito chinandomi all’indietro sento che le vertebre spingono ancora più in fuori la pancia e allora mi fermo, non riesco ad andare avanti, mi sento tutto pancia!!!

Il respiro si blocca, ho voglia di sbadigliare, ma non riesco a terminare lo sbadiglio, perchè è come se non ci fosse più spazio nei polmoni per accogliere l’aria.

Quello che Carlo ha affermato, descrivendo le sue sensazioni, ci è stato di grande aiuto nella comprensione del suo disagio.

Considerazioni

1- Carlo ha generato dentro di sè un’immagine distorta e amplificata della sua pancia, che lo porta a focalizzare la sua attenzione su di essa in maniera totalmente negativa. Di conseguenza il potere della visualizzazione che dovrebbe essere utilizzato per ottenere miglioramenti fisici e mentali, gli si è invece ritorto contro.

Immaginando la sua pancia come un ostacolo alla sua voglia di vivere, non fa altro che enfatizzare il problema.

2- A livello dell’ombelico, troviamo il chakra manipura che nel caso di Carlo, mostra un blocco dell’energia a livello addominale. E’ come se tutte le sue energie andassero a bloccarsi in quel punto (la pancia).

L’addome duro e gonfio ne è testimonianza, così come l’impossibilità di completare uno sbadiglio con un’inspirazione profonda che denota un blocco del diaframma direttamente collegato al terzo chakra.

Come abbiamo aiutato Carlo:

Siamo stati presenti durante l’esecuzione dei suoi riti e ci siamo subito resi conto che già nel primo rito (i giri su se stesso) c’era qualcosa di sbagliato. Era come se la parte superiore e quella inferiore del suo corpo, non fossero coordinate, sembrava che i piedi e le gambe ruotassero prima, seguiti dalle braccia e poi dal torace. La testa non aveva controllo.

Carlo era letteralmente diviso in due parti!!!

Abbiamo lavorato per tre giorni solo sul primo rito, per cercare di ricreare una centratura del flusso energetico. Lo abbiamo fatto ruotare su se stesso a piccoli passi, facendo si che il movimento intenzionale partisse dall’hara, il punto di massima energia, posto qualche centimetro sotto l’ombelico.

Gli abbiamo fatto immaginare due linee che partivano da quel punto e che andavano una verso la testa e una verso i piedi.

Ruotando su se stesso, visualizzando le due linee che attraversavano la parte centrale del suo corpo, Carlo ha distolto l’attenzione dalla sua pancia sporgente.  E’stato emozionante vedere come, dopo qualche ripetizione, la parte superiore del suo corpo e quella inferiore cominciavano a comunicare.

Lo sguardo fisso su un punto preciso davanti a sè,  lo ha aiutato a coordinare anche i movimenti della testa.

Il primo dei cinque riti se eseguito in maniera corretta e consapevole, se possibile sotto lo sguardo attento di qualcuno che sappia “vedere”, diventa il fondamento per l’esecuzione dei riti successivi. Infatti rappresenta la porta di accesso ai sette chacra che nel movimento di rotazione corretto, si allineano e consentono di preparare il corpo al libero fluire dell’energia.

Per Carlo è stata un’esperienza a suo dire irripetibile, dice di aver sentito il preciso istante in cui il suo corpo ha cominciato “a cantare”.

Il terzo giorno di pratica sul primo rito, ha sbadigliato soddisfatto, portando il respiro dai polmoni fino in fondo all’addome e il suo sorriso è stata la nostra vittoria.

La sua esperienza di concentrazione sull’hara, lo ha aiutato ad affrontare gli altri riti senza difficoltà con uno sguardo attento all’interno di sè.

I risultati?  La sua pancia non è più sporgente, nonostante abbia interrotto la dieta rigida a cui si era sottoposto. I suoi muscoli sono rinati e il suo aspetto è decisamente gradevole e in perfetta forma.

Perchè quindi i 5 riti tibetani funzionano?

Perchè agiscono direttamente sui chakra.

Il primo rito dà l’avvio ad una rotazione corretta e allineata delle energie attraverso tutti i chakra, gli altri quattro riti agiscono sui chakra specifici che sono stati in precedenza “liberati” e resi “recettivi” dalle rotazioni.

Proprio per questo motivo sarebbe opportuno non tralasciare mail il primo rito.

Lavorare sui chakra è come lavorare direttamente sul sistema endocrino!

Ogni chakra infatti è in relazione con una parte del sistema endocrino oltre che con tutti gli organi, quindi agendo su ciascuno di essi attraverso i 5 riti tibetani si può migliorare il funzionamento del corpo fisico e mentale.

L’efficacia dei riti tibetani è provata anche senza coinvolgimenti a livello dei corpi sottili, ma un diverso approccio più consapevole e mirato, può rendere i Cinque Riti Tibetani ancora più potenti.

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